venerdì 19 maggio 2017

26 Maggio: Al di là della Memoria. Cena di Raccolta Fondi per i Rivoluzionari italiani Prigionieri


Corso Donati fa liberare i prigionieri politici.
Firenze, affresco anonimo, XIII secolo.

VENERDI' 26 MAGGIO 2017 - AL DI LA' DELLA MEMORIA
CENA DI RACCOLTA FONDI PER I RIVOLUZIONARI ITALIANI PRIGIONIERI

Non si sono pentiti, non si sono dissociati, non si sono svenduti :
Da oltre 30 anni sono prigionieri dello stato capitalista.
Hanno bisogno di cure mediche specializzate, sono sole e soli. 
Sono al 41 bis. 

Organizziamo per loro una

CENA SU PRENOTAZIONE (obbligatoria o quasi)
Tel. 338 - 86 19 029
mail: fondocomunistafirenze@gmail.com
Facebook: I' Rovo

- Crostini vegetariani
- Zuppa di ceci
- Torte Salate 
- Patate e cipolle
Bietole del Rovo saltate

al
FONDO COMUNISTA
Ore 20.30

Via di Rocca Tedalda 277 (Case Minime di Rovezzano)
Bus 14 (Capolinea via Ripa)
Stazione FS Firenze Rovezzano (Treno da Firenze SMN ore 19.22, 20.22)


 

venerdì 21 aprile 2017

Cinquant'anni fa il golpe militare fascista in Grecia: I nemici entrarono in città


Atene, mattina del 21 aprile 1967. Αθήνα το πρωί του 21. Απριλίου 1967.

Entrarono in città, i nemici,
sfondarono le porte, i nemici.
Mentre noi ridevamo nei rioni,
il primo giorno.

Entrarono in città, i nemici,
Presero i nostri fratelli, i nemici.
Mentre noi guardavamo le ragazze,
il giorno dopo.

Entrarono in città, i nemici,
Ci misero a ferro e fuoco, i nemici.
Mentre noi gridavamo nel buio,
il terzo giorno.

Entrarono in città, i nemici,
Tenevano spade in mano, i nemici.
E noi credevamo fossero talismani,
il giorno dopo.

Entrarono in città, i nemici,
Distribuivano regali, i nemici.
E noi ridevamo come bambini,
il quinto giorno.

Entrarono in città, i nemici,
Si arrogavano il diritto, i nemici.
E noi gridavamo "evviva!" e "salve!"
e noi gridavamo "evviva!" e "salve!"
come ogni giorno,
come ogni giorno.



Μπήκαν στην πόλη οι οχτροί
τις πόρτες σπάσανε οι οχτροί
και εμείς γελούσαμε στις γειτονιές
την πρώτη μέρα

Στην πόλη μπήκαν οι οχτροί
αδέλφια πήραν οι οχτροί
και ‘μεις κοιτούσαμε τις κοπελιές
την άλλη μέρα

Μπήκαν στην πόλη οι οχτροί
φωτιά μας ρίξαν οι οχτροί
και ‘μεις φωνάζαμε στα σκοτεινά
την τρίτη μέρα

Στην πόλη μπήκαν οι οχτροί
σπαθιά κρατούσαν οι οχτροί
και ‘μεις τα πήραμε για φυλαχτά
την άλλη μέρα

Μπήκαν στην πόλη οι οχτροί
μοιράσανε δώρα οι οχτροί
και ‘μεις γελούσαμε σαν τα παιδιά
την πέμπτη μέρα

Στην πόλη μπήκαν οι οχτροί
κρατούσαν δίκιο οι οχτροί
και ‘μεις φωνάζαμε ζήτω και γεια
και ‘μεις φωνάζαμε ζήτω και γεια
σαν κάθε μέρα

La storica canzone "Μπήκαν στην πόλη οι οχτροί" fu scritta da Giorgios Skourtis nel 1970, in piena dittatura, e musicata da uno dei maggiori musicisti greci contemporanei, Giannis Markopoulos. Fu interpretata dal cretese Nikos Xylouris, che tre anni dopo sarebbe stato a cantare tra gli studenti del Politecnico in rivolta e in attesa di essere massacrati. La canzone, in generale, descrive bene quel che accade quando "i nemici entrano in città": arresti, uccisioni, deportazioni, mentre la "maggioranza" ride, scherza, guarda le ragazze e grida evviva perché sono tornati l' "ordine" e la "sicurezza".

PRIMO MAGGIO, GIORNATA DI LOTTA!



PRIMO MAGGIO AL FONDO COMUNISTA...
GIORNATA DI LOTTA!
(E DI FESTA, DI PRANZO POPOLARE, DI MUSICA, DI GIOCHI)

DAL 1990 IL PRIMO MAGGIO SI FA AL FONDO COMUNISTA, ALLE CASE MINIME DI ROVEZZANO. CI HANNO PROVATO A DELEGITTIMARLA, A SVILIRLA, AD ELIMINARLA, LA FESTA DEI LAVORATORI: NOI SIAMO SEMPRE QUA, QUEGLI ALTRI NON SI SA.

ALLE ORE 10.30 PRESIDIO E CORTEO DA PIAZZA DEI CIOMPI
DOPO IL CORTEO: DELEGAZIONE E PRESIDIO ALLA SEDE RAI TOSCANA

E POI IL PRANZO PREPARATO DALLE COMPAGNE E DAI COMPAGNI
DEL FONDO COMUNISTA E DI ALTRE REALTA' CITTADINE
(Pasta fredda condita ammodino / Torte salate / Crostini vegetariani /
Grigliata mista / Fagioli alla fiorentinaccia / Pane, vino e acqua)
IL POMERIGGIO MERENDA CON LA MARMELLATA DEL ROVO

MUSICA!!! Con i Suonatori Terra-Terra (Pontassieve), Marco Chiavistrelli (Pontedera), Nano 3 e il suo Ràppe delle Minime, Brahma e Sismo

GIOCHI PER I BAMBINI !!!

INTERVERRANNO ANCHE DEI COMPAGNI NO TAV DALLA VALSUSA

APPUNTAMENTO PER IL PRANZO DALLE ORE 13.00
AL FONDO COMUNISTA
Via Rocca Tedalda 277 (Tel. 338/8619029)
Capolinea bus 14 via Ripa
Stazione FS Rovezzano (Treno da Firenze SMN ore 12.22)

sabato 8 aprile 2017

Primo Maggio, Festa del Lavoro alle Case Minime




Correva l'anno 1990, vale a dire ventisette anni fa, in piena Italia craxiana e in piena Firenze del sindaco "socialista" Morales, uomo per tutte le stagioni. In quell'Italia e in quella Firenze da bere, alle Case Minime di Rovezzano e al Fondo Comunista si organizzava e si festeggiava il Primo Maggio, Первое мая, la Festa del Lavoro e dei Lavoratori. E così è da quell'anno lontano: per lunghi anni, l'appuntamento al Fondo Comunista è stato l'unico in tutta la città di Firenze, in un quartiere proletario, con il pranzo preparato dalle Compagne e dai Compagni, la musica, i giochi e le iniziative di lotta e di informazione. 

Nel frattempo, il Primo Maggio "passava di moda" con la "fine delle ideologie", con un muro che cadeva per fabbricarne altri diecimila, con i riflussi, i lavaggi del cervello mediatici, il berlusconismo, i piddiesse diesse piddì, il renzismo ed altre decine di infamità. E al Fondo Comunista, invece, s'era sempre tutte e tutti lì a difendere e a presidiare un ideale di giustizia e di verità, in una giornata che è e deve essere di festa e di lotta di classe. 

Negli ultimi anni si è assistito a due fenomeni interessanti e contrapposti, riguardo al Primo Maggio. Da un lato, l'attacco sempre più violento a questa giornata da parte del Renzismo, con le aperture degli esercizi commerciali, con l'obbligo di lavorare durante la Festa del Lavoro, con le decine di assalti più o meno subdoli tesi a delegittimare e, in ultima analisi, a cercare di eliminare questa sgradevole giornata ridotta a qualche "concertone" istituzionale con le rockstar e i comici, presenti naturalmente anche i personaggi più improbabili.

Dall'altro lato, negli ultimissimi anni il Primo Maggio sembra essere rifiorito in città, con tutta una serie di piazze, piazzette ed altri luoghi dove la Festa del Lavoro è tornata ad essere, finalmente, quella che era. Di questo non possiamo che rallegrarci, tanto più che anche la famosa invenzione di Renzi, la "Notte Bianca" (istituita casualmente il 30 aprile, alla vigilia del 1° maggio, per cercare di trasformare la Festa del Lavoro in una kermesse di spettacolini, localini e performances ad usum turistarum), da quest'anno è andata in pensione. Lo scorso anno era stata trasformata in "Prima Notte d'Estate", e il tempo atmosferico, con una clamorosa beffa, sembrava da prima notte d'autunno in una Firenze nardelliana assolutamente deserta come il cervello di certa gente.

Beh, con ogni tempo, con la pioggia battente o con un sole da spaccare, al Fondo Comunista, alle Minime, ci siamo sempre stati. E ci saremo anche quest'anno, come sempre in piazza, come sempre in uno spazio di quartiere e nel quartiere, perché là siamo e siamo sempre stati, non in qualche ghetto più o meno alternativo. Perché sia, come sempre, un Primo Maggio di Tutte e di Tutti. Di chi lavora e di chi non ha lavoro. Di chi ha lottato e di chi lotta. Di chi non ha smesso, di chi non si è arresto, di chi non è fuggito.

E quindi:

PRIMO MAGGIO 2017
APPUNTAMENTO AL FONDO COMUNISTA - CASE MINIME DI ROVEZZANO
VIA DI ROCCA TEDALDA 277 - DALLE ORE 12 FINO A SERA

PRANZO PREPARATO DAI COMPAGNI E DALLE COMPAGNE DEL FONDO, DALLA GENTE DEL QUARTIERE, DA ALTRE REALTA' DI LOTTA

- Pasta fredda condita ammodino
- Torte salate
- Grigliata mista
- Fagioli alla fiorentinaccia
- Pane, vino e acqua
- Merenda con la marmellata del Rovo

MUSICA !!!! (A partire dalle 14.30)

- Suonatori Terra-Terra
- Marco Chiavistrelli
- Nano 3 e il suo rappe delle Minime
- Brahma e Sismo

DIBATTITI, INFORMAZIONE, BANCHINI

PER UN PRIMO MAGGIO DI FESTA E DI LOTTA
DAL 1990 VENTISETTE CALCI NEL CULO AI PADRONI

venerdì 10 febbraio 2017

24 FEBBRAIO 1974: "Sparano i poliziotti, muore Giancarlo Del Padrone"




24 FEBBRAIO 1974
"Sparano i poliziotti, muore Giancarlo Del Padrone"
DAL MOVIMENTO DEI PROLETARI PRIGIONIERI 
AL 41 BIS

"Il 24 febbraio 1974 scoppia la rivolta al vecchio carcere delle Murate. Un gruppo di detenuti sale sul tetto in segno di protesta ma la repressione non tarda ad arrivare, brutale e folle: un agente di custodia spara una raffica di mitra, uccidendo il ventenne Giancarlo Del Padrone e ferendo altri quattro carcerati. Nel frattempo l’eco della rivolta è giunta all’esterno del complesso e molte persone si radunano sotto il carcere per assediarlo; si intonano cori di solidarietà e gli stracci insanguinati di Giancarlo e i feriti vengono gettati dal tetto per farne degli striscioni. Particolare è la composizione sociale fra i detenuti fiorentini: un proletariato che quotidianamente vive di espedienti e per cui il carcere rappresenta, prima o poi, una tappa quasi obbligata. La nottata di assedio si conclude con duri scontri tra polizia e manifestanti e con l’intero quartiere di Santa Croce invaso dal fumo dei lacrimogeni e dai rastrellamenti degli agenti."

24 FEBBRAIO 2017

Ne parliamo e lo ricordiamo al FONDO COMUNISTA, ricollegando i fatti di allora al presente del proletariato in carcere. Il 1974 è l'anno delle rivolte carcerarie in tutta Italia: il risultato fu la "Legge Gozzini". Ora come allora, in galera ci stanno i proletari, italiani e immigrati: la stretta repressiva, le condizioni sempre peggiori, le morti in carcere, il 41 bis. 

ORE 18,30 AL FONDO COMUNISTA 
VIA ROCCA TEDALDA 277 - CASE MINIME DI ROVEZZANO
Capolinea bus 14 via Ripa - Stazione FS Firenze Rovezzano (treno da FI-SMN ore 17,35)

- Ricordo, testimonianze dirette e dibattito
- Presentazione e esposizione di materiale del periodo

Seguirà CENA DI FINANZIAMENTO (ore 20,30)
EURO 10

- Antipasto di crostini con crema di formaggio sardo
- Pasta e ceci (vegetariana)
- Torte salate (vegetariane)
- Rosticciana in umido
- Patate lesse
- Dolci casalinghi

La canzone "Le Murate" fu composta e cantata dal
COLLETTIVO VICTOR JARA
nell'immediatezza dei fatti del 24 febbraio 1974.
La voce è di Chiara Riondino.

 
jj

domenica 8 gennaio 2017

Solidarietà al Rovo dal Belgio...con una canzone



La solidarietà può essere espressa in molti modi. Quella che segue proviene a I'Rovo dal Belgio, ed è in una forma del tutto particolare e molto bella: una canzone. Gli autori sono un compagno che si firma da sempre con lo pseudonimo di Marco Valdo M.I. e il suo "alter ego" Lucian Lâne ("Lucian Làsino" in italiano). Marco Valdo M.I. è l'autore di Dachau Express, la storia di un Resistente e disertore sardo, Giuseppe Porcu, e della sua deportazione nel lager nazista di Dachau; la traduzione in italiano (in corso di ultimazione) è stata interamente eseguita (a mano) proprio a I'Rovo. Proprio per questo, l'autore ha voluto così manifestare la sua solidarietà nei nostri confronti, assieme ad altre forme ed iniziative di cui si avrà a riparlare. Nel frattempo pubblichiamo qui la canzone che ha scritto per il Rovo, che dev'essere cantata sull'aria di Ils ont voté di Léo Ferré, il grande cantautore e musicista anarchico che era nativo del Principato di Monaco, e che visse a lungo e morì proprio in Toscana, a Castellina in Chianti. La canzone ed il lungo commento introduttivo sono interamente in lingua francese; segue una traduzione italiana integrale. "LA RONCE" è come si dice "I' ROVO" in francese.


IL TESTO ORIGINALE FRANCESE

Avant de parler de la chanson, Lucien l’âne mon ami, je reviens un instant sur son titre et sur son antienne.
D’accord, Marco Valdo M.I. Et pour dire quoi exactement ?

Ceci très exactement que cette chanson comme d’autres de celles que j’ai écrites, est bâtie sur une ritournelle qui me trotte en tête ou sur une chanson antérieure qui me sert de canevas. Ici, c’est une chanson de Léo Ferré qui sert de base à cette histoire : « Ils ont voté », dans laquelle Léo Ferré dit, notamment :

« Ils ont voté… et puis, après ? »

Ce qui pour moi reste la question centrale qui se pose à la « démocratie ». Il suffit de penser à quelques grands pays de notre monde… Je te laisse le choix.
Ici, il ne s’agit pas seulement de voter, mais aussi de brûler. Et ça sent.
Je raconte l’affaire pour qu’on situe la chanson. Elle se réfère à un événement tout, tout, tout récent.

Dernière petite nouvelle d’Italie :

Dans la région de Florence, quelque part en Toscane, le 3 janvier 2017, à 11 heures du matin, ils ont brûlé un bâtiment détruisant tout le matériel de La Ronce, une commune agricole autogérée. Un repaire de communistes ? Oui, la Ronce est une commune comme en faisaient autrefois les socialistes, les anarchistes et les communistes – avant qu’ils ne deviennent des apparatchiks.
La Ronce accueille aussi des réfugiés, des émigrés.
Elle s’est bâtie au fil des années sur cette terre en désuétude, sur cette terre abandonnée. La loi italienne de 1948 prévoyait pourtant La Terre inculte que les terres abandonnées étaient libres d’occupation et qu’elles revenaient alors à ceux qui les entretiennent et les cultivent. L’a-t-on abrogée cette loi ?
Je ne sais, mais on a pris prétexte de l’occupation de la terre pour refuser d’alimenter la commune en électricité.
Les gens de la commune n’ont pas baissé les bras. Ils se sont passé des raccordements à la modernité urbaine.
La Ronce : c’est le travail en commun, c’est les légumes et les fruits au naturel et frais, c’est un lieu d’accueil et de fêtes aussi. On y travaille, on y chante, on y mange, on y boit et mille autres jolies choses aussi. Elle augure d’un autre monde.
Mais ça ne plaît pas. Alors ? Alors, on brûle. Ô, on ne sait pas qui, ni vu ni connu. Ô ce sont certainement des malfaiteurs qui ont fait ça. Des malfaiteurs ? On a déjà connu ça vers 1920 : ils se nommaient eux-mêmes des fascistes.
Au début aussi, on brûla juste un bâtiment pour donner un avertissement, pour impressionner, pour faire peur. Il n’y eut pas de poursuites ; dans le fond, la chose arrangeait bien les gouvernants.
Puis, on brûla une grange, on brûla une ferme, on en brûla plusieurs. Puis, on bastonna les paysans, puis, on tua les gens. La chose fit scandale un moment. Il n’y eut pas de poursuites ; dans le fond, la chose arrangeait bien les gouvernants.
De fil en aiguille…
On connaît la suite : elle mit le monde à feu et à sang.
Donc, ça recommence : c’est un recommencement.
Dans le fond, la chose arrange bien les gouvernants.
Et pas seulement en Italie…

La question est : va-t-on une fois encore fermer les yeux et faire semblant de rien ?

Je vais conclure, dit Lucien l’âne, car tel est mon rôle. Joseph – sur la couverture de Dachau Express – disait :


« Refuser le fascisme. La bête vit encore. Elle sourit à la télévision ».

Il est temps de relire L’Ode à Kesselring !Lo avrai camerata Kesselring Dans laquelle Piero Calamandrei, un Florentin perspicace, disait : Ora e sempre : Resistenza !
Il le disait à Kesselring, mais ça vaut pour les autres nazis et fascistes :


Si tu voulais un jour revenir sur ces routes,
Tu nous trouverais à nos postes :
Morts et vivants avec le même engagement,
Peuple serré autour du monument
Qui s'appelle
Aujourd’hui et pour toujours
RÉSISTANCE !


Nous, on est là, dit Lucien l’âne. On n’en démordra pas. Jamais. C’est notre tâche et notre volonté de tisser le linceul de ce vieux monde avide, hargneux, envieux, sournois, fourbe et cacochyme.

Heureusement !

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I et Lucien Lane.


Ils ont brûlé
Et puis après ?
Chez ces gens-là, c’est une habitude,
Jamais tombée en désuétude.
Hier encore, près de Florence,
Ils ont brûlé la Ronce.
Ils sont fascistes :
Ça existe.
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
Ils brûlent les livres,
Ils tuent les gens.
Ils rôdent depuis longtemps,
En rangs sur la même piste.
Ils sont fascistes,
Évidemment !
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
Au début, ils bavaient dans leur coin,
Puis, ils sont sortis dans les campagnes,
Ils ont brûlé les fermes et les foins,
Ils ont chassé les gens et leurs compagnes,
Ils sont fascistes,
Évidemment !
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
Puis, ce fut le tour des villages,
Puis, ce fut dans les villes,
Ils rôdent près des usines ;
Partout, ils laissent leur odeur d’urine,
Ils sont fascistes,
Évidemment !
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
La caque sent toujours le hareng.
Ils jouent aux hommes parfois :
Ils sourient, ils font semblant,
Mais nul n’est dupe de ces gens-là.
Ils sont fascistes,
Évidemment !
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
Ils vont à la télé, ils ont l’air de braves gens ;
Certains fascistes sont intelligents,
Ils parlent de démocratie en souriant
Et méprisent les autres gens.
Ils sont fascistes,
Évidemment !
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
Il y en a partout
Dans les parlements, dans les partis,
Dans les églises, sur les parvis,
Il y en a près de chez nous.
Ils sont fascistes,
Évidemment !
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
Ils ont des représentants
Ils sont ministres au gouvernement,
Dans des villes, des pays, sur d’autres continents
Ils sont élus présidents.
Ils sont fascistes,
Évidemment !
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
Ils n’aiment pas qu’on vienne d’ailleurs,
Ils portent les costumes, elles s’habillent en tailleur.
Ils parlent de bonheur, ils apportent le malheur.
Ils se disent apôtres, elles se déguisent en fleurs.
Ils sont fascistes,
Évidemment !
Et puis après ?

Ils ont brûlé
Et puis après ?
Chez ces gens-là, c’est une habitude,
Jamais tombée en désuétude.
Hier encore, près de Florence,
Ils ont brûlé la Ronce.
Et puis après ?
Ils brûlent les livres,
Ils tuent les gens.
Ils sont fascistes
Ils rôdent depuis longtemps
En rangs sur la même piste.
Et puis après ?
Après ?
Après, ils restent fascistes
Évidemment !


TRADUZIONE ITALIANA

Prima di parlare della canzone, caro mio amico Lucian Làsino, ritorno un attimo sul suo titolo e sulla sua antifona.
D'accordo, Marco Valdo M.I. E, esattamente, per dire che cosa?

Di preciso, è che questa canzone, come altre che ho scritto, si basa su un ritornello che mi frulla in testa, o su una canzone precedente che mi serve da canovaccio. In questo caso, è una canzone di Léo Ferré che fa da base a questa storia: Ils ont voté, nella quale Léo Ferré dice in particolare:

“Hanno votato...e dopo?”

E' quel che per me resta la domanda principale da porre alla “democrazia”. Basta pensare a qualche grande paese del nostro mondo...Ti lascio la scelta.
Qui non si tratta solamente di votare, ma anche di bruciare. E la cosa puzza.
Racconto ora la vicenda che riguarda la canzone. Si riferisce ad un avventimento recente, anzi recentissimo.

Ultima piccola notizia dall'Italia:

Nella zona di Firenze, da qualche parte in Toscana, il 3 gennaio 2017 alle 11 del mattino, hanno bruciato un immobile distruggendo tutto il materiale del “Rovo”, una comune agricola autogestita. Una tana di comunisti? Sì, il Rovo è una comune come un tempo ne facevano i socialisti, gli anarchici e i comunisti prima che diventassero degli “apparatchik”. Il Rovo accoglie anche rifugiati e immigrati.
E' stata costruita via via durante gli anni su quella terra lasciata all'abbandono. La legge italiana del 1948 prevedeva però che le terre incolte e abbandonate fossero libere di essere occupate, e che andassero a chi le manteneva e le occupava. Questa legge è stata abrogata?
Non so, ma l'occupazione è stata presa a pretesto per rifiutare alla Comune l'allacciamento alla rete elettrica.
Le persone della Comune non hanno abbassato le braccia. Se ne sono fregati degli allacciamenti alla modernità urbana.
Il Rovo: è il lavoro in comune, è la verdura e la frutta naturale e fresca, è un luogo di accoglienza e anche di feste. Ci si lavora, ci si canta, ci si mangia, ci si beve e mille altre belle cose ancora. E' un augurio per un mondo diverso.
Però questo non piace. E allora? E allora, si brucia. Oh, non si sa chi è stato: i soliti ignoti. Oppure, saranno di sicuro stati dei delinquenti a farlo. Delinquenti? Lo si è già visto verso il 1920: si chiamavano fascisti, loro stessi si chiamavano così.
All'inizio bruciavano un edificio appena, così per dare un avvertimento, per fare impressione, per fare paura. Non ci furono conseguenze: in fondo, la cosa stava benissimo ai governanti.
Poi bruciarono una stalla, poi una fattoria, poi ne bruciarono parecchie. Poi bastonarono i contadini, poi ammazzarono la gente. La cosa fece scandalo per un momento. Non ci furono conseguenze: in fondo, la cosa stava benissimo ai governanti.

E così via...
Il seguito è noto: misero il mondo a ferro, sangue e fuoco.
Dunque, si ricomincia. Un nuovo inizio.
In fondo, la cosa sta benissimo ai governanti.
E non solo in Italia...

La questione è la seguente: si chiuderanno ancora una volta gli occhi, facendo finta di niente?

Trarrò una conclusione, dice Lucian Làsino, dato che questo è il mio ruolo. Giuseppe, sulla copertina di Dachau Express, diceva:


“Rifiutare il fascismo. La bestia è ancora viva. Sorride alla televisione”.

E' tempo di rileggere l'ode a Kesselring, Lo avrai camerata Kesselring, nella quale Piero Calamandrei, un fiorentino perspicace, diceva: Ora e sempre: Resistenza!
Lo diceva a Kesselring, ma questo vale anche per gli altri nazisti e fascisti:


Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Noi ci siamo, dice Lucian Làsino. Non demorderemo mai. Mai. E' il nostro compito e la nostra volontà: tessere il sudario di questo vecchio mondo avido, astioso, invidioso, ipocrita, subdolo e malato.

Fortunatamente!

Così parlarono Marco Valdo M.I. e Lucian Làsino.


HANNO BRUCIATO

Hanno bruciato.
E dopo?
Per quella gente, è un'abitudine
mai caduta in desuetudine.
Appena ieri, vicino a Firenze
hanno bruciato I' Rovo.
Sono fascisti.
Esistono.
E dopo?

Hanno bruciato.
E dopo ?
Bruciano i libri,
ammazzano la gente.
Si aggirano da tempo
in fila sulla stessa pista.
Sono fascisti,
evidentemente !
E dopo ?

Hanno bruciato.
E dopo ?
All'inizio, sbavavano rintanati
poi sono usciti nelle campagne.
Hanno bruciato poderi e fienili,
cacciato via la gente e le loro compagne.
Sono fascisti,
evidentemente !
E dopo ?

Hanno bruciato.
E dopo ?
Poi fu la volta dei paesi,
e poi delle città.
Si aggirano vicino alle fabbriche :
ovunque lasciano puzzo di piscio.
Sono fascisti,
evidentemente !
E dopo ?

Hanno bruciato.
E dopo ?
Chi di gallina nasce convien che razzoli.
A volte giocano a fare gli uomini :
sorridono, fanno finta,
ma non bisogna farsi abbindolare.
Sono fascisti,
evidentemente !
E dopo ?

Hanno bruciato.
E dopo?
Vanno in TV, han l'aria di brave persone ;
certi fascisti sono intelligenti,
parlando di democrazia sorridendo
e disprezzano gli altri.
Sono fascisti,
evidentemente !
E dopo ?

Hanno bruciato.
E dopo ?
Ce ne sono ovunque,
nei parlamenti, nei partiti,
nelle chiese, sui sagrati,
e ce ne sono anche qui da noi.
Sono fascisti,
evidentemente !
E dopo ?

Hanno bruciato.
E dopo ?
Hanno rappresentanti,
sono ministri nel governo,
nelle città, nei paesi, in altri continenti
sono eletti presidenti.
Sono fascisti,
evidentemente !
E dopo ?

Hanno bruciato.
E dopo ?
Non gli piace che si venga da altrove,
portano giacche, si vestono sartoriale.
Parlano di felicità e portano l'infelicità.
Si dicono apostoli, si travestono da fiori.
Sono fascisti,
evidentemente !
E dopo ?

Hanno bruciato.
E dopo?
Per quella gente, è un'abitudine
mai caduta in desuetudine.
Appena ieri, vicino a Firenze
hanno bruciato I' Rovo.
E dopo?
Bruciano i libri,
ammazzano la gente.
Sono fascisti.
Si aggirano da tempo
in fila sulla stessa pista.
E dopo ?
Dopo ?
Dopo restano fascisti,
evidentemente !